"I sintomi non sono mai eventi casuali, ma nodi di significato emersi lungo la trama del tempo familiare per proteggere o rivelare l'equilibrio del sistema." Mara Selvini Palazzoli, I giochi psicotici della famiglia, 1988.

APPROCCIO/Visione sistemica

L’approccio sistemico-relazionale e trigenerazionale (James L. Framo) osserva il comportamento e il vissuto della persona all'interno della sua rete di legami significativi. In questa prospettiva, la famiglia (e i suoi sottosistemi: coppia, genitori e figli) non è solo un sistema vivo in costante evoluzione, ma una storia che attraversa almeno tre generazioni (nonni, genitori, figli), trasmettendo modelli di accudimento, valori, linguaggi, aspettative e lealtà invisibili (Maurizio Andolfi, Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin).

L’orientamento sistemico-relazionale e la sua epistemologia (Gregory Bateson) rivoluzionano la visione tradizionale di sintomo, diagnosi e cura, leggendoli attraverso la lente delle relazioni.

Il sintomo smette di essere interpretato come un disagio puramente individuale e diventa l'espressione di un sistema di comunicazione e di relazione disfunzionale che coinvolge l'intero nucleo e spesso è legato a nodi o mandati non risolti nelle generazioni precedenti. La differenza rilevante è tra il "curare il sintomo" e il "lavorare sulle dinamiche relazionali e trigenerazionali che lo generano". Il sintomo, quindi, è compreso su più livelli: “Cosa prova e vive la persona? Quale funzione svolge il sintomo? Cosa accade nelle sue relazioni significative? Quali storie, ruoli, lealtà e miti familiari sono coinvolti? Cosa cambia nel sistema quando compare, aumenta o diminuisce il sintomo? Come cambiano le relazioni?”.

La diagnosi non etichetta il singolo, ma descrive le dinamiche e il funzionamento della persona all'interno del suo specifico contesto di appartenenza e lungo l'asse del tempo generazionale.

Anche quando gli incontri avvengono con il singolo paziente, la persona porta idealmente con sé nella stanza l'insieme delle sue relazioni significative e il proprio "albero relazionale": l'insieme delle relazioni e delle eredità emotive che animano la sua vita nel passato, nel presente e nelle prospettive future. L'attenzione clinica rimane focalizzata sul dialogo tra la dimensione individuale (pensieri, emozioni, vissuti) e quella sistemica (storie familiari, ruoli ereditati, lealtà). Questo percorso può svilupparsi in modo autonomo oppure rappresentare la naturale prosecuzione di un lavoro di coppia o familiare, offrendo uno spazio protetto per esplorare "nodi” e ridefinire la propria posizione nella storia familiare.

Attraverso un processo di co-costruzione tra terapeuta e pazienti, l'intervento mira a trasformare i modelli relazionali disfunzionali, attivando le risorse per rafforzare sia il benessere del singolo sia quello sistemico.